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Storia e allestimento

LA PINACOTECA OGGI

di Francesca Petrucci

Cenni storici

Collocata nel 1837 negli spazi del palazzo dell'Accademia Albertina di Belle Arti, la Pinacoteca fu costituita con finalità dichiaratamente didattiche, come attestano i due importanti nuclei che fin dalle origini la compongono: la quadreria dell'Arcivescovo casalese Monsignor Vincenzo Maria Mossi di Morano legata all'istituzione nel 1828, ricca di oltre duecento dipinti e la collezione di sessanta cartoni cinquecenteschi di Gaudenzio Ferrari e della sua scuola, donata da Carlo Alberto nel 1832. L'uno e l'altro nucleo dovevano infatti, per esplicita volontà dei donatori, farsi parte integrante dell'educazione artistica degli allievi. A questi due nuclei principali continuarono e tuttora continuano ad aggiungersi lasciti ed acquisizioni.
La Pinacoteca, fino ad allora utilizzata dagli studenti e da pochi studiosi, è stata aperta al pubblico nel 1996, dopo una completa ristrutturazione degli spazi prima occupati e condivisi con il Liceo Artistico.

L’allestimento

La Pinacoteca dell'Accademia Albertina si presenta al pubblico rinnovata, per offrire una maggiore e migliore visibilità. Il riordino ha privilegiato la chiarezza espositiva e l’immediatezza della comunicazione, grazie ad un apparato esplicativo in forma di pannelli e lunghe didascalie che offre in maniera sintetica ma esauriente una facile guida alla comprensione delle opere esposte, tenendo conto delle aggiornate proposte attributive, rese possibili, per i dipinti fiamminghi e olandesi, dalla preziosa collaborazione degli esperti dell'Istituto Universitario Olandese di Storia dell'Arte di Firenze. È stato avviato un percorso di visita con lettura tattile per i non vedenti e gli ipovedenti, che nel futuro sarà esteso a tutti i lavori esposti. L'allestimento ha provvisto le sale di un impianto di climatizzazione, di una nuova illuminazione affidata in buona parte alla luce naturale e di una tinteggiatura policroma delle pareti studiata per valorizzare le opere e per suddividere visivamente le diverse sezioni espositive; è stato inoltre creato un accesso con elevatore a scomparsa di modernissima progettazione per i visitatori portatori di handicap motori.

Nel riordinare le opere, si è ripristinato il disegno espositivo precedente, correggendo alcuni spostamenti che nel corso degli anni lo avevano alterato: le prime cinque sale, caratterizzate dalle pareti rosse, sono dedicate ai dipinti donati all'Accademia nel 1828 da Monsignor Vincenzo Maria Mossi di Morano, con artisti del Quattro-Cinquecento di scuola fiorentina e piemontese (sala 1), del Cinque-Seicento di scuola ligure (sala 2), di pittori caravaggeschi (sala 3), fiamminghi ed italiani del Seicento (sala 4), paesaggisti del Sei-Settecento (sala 5).

L'ambiente successivo segna una sorta di cerniera tra la collezione Mossi e gli ambienti dedicati alla storia dell'Accademia ed è una delle novità del percorso: accoglie le copie di dipinti celeberrimi - di Raffaello, Andrea del Sarto, Caravaggio, Guido Reni, Rubens – alcune donate dal nostro Abate, altre di diversa provenienza, che formano una sorta di Olimpo dei Maestri ritenuti eccelsi dalla cultura classicista ed Accademica. Questa inedita Sala delle copie, che potrà accrescersi di altri dipinti simili tratti dai depositi, intende alludere alla tradizionale sistemazione delle repliche di capolavori all'interno delle aule scolastiche perché fossero oggetto di studio ed esercizio pratico, secondo la metodologia didattica in uso fino alla metà circa del Novecento.

La seconda parte del percorso espositivo della Pinacoteca, nelle sale tinteggiate di azzurro, è dedicata alle opere di maestri e allievi dell'Accademia del primo Ottocento (sale 7 e 8) e ad altre importanti donazioni e acquisizioni susseguitesi nel corso della vicenda scolastica (sala 9), cui segue l'importante collezione di cartoni di Gaudenzio Ferrari e della sua scuola offerti da Carlo Alberto (sala 10): per l’esposizione del fragile e prezioso materiale è stato conservato il funzionale allestimento precedente caratterizzato da una illuminazione ribassata, necessaria per una corretta conservazione delle opere su carta, e dotato di pannelli scorrevoli che permettono la consultazione e il confronto di tutti i disegni.

E' stato inoltre recuperato uno spazio espositivo (sala 11) particolarmente adatto ad ospitare la serie di dodici Vedute veneziane donate dal Mossi con l'attribuzione a Canaletto, successivamente considerate di Michele Marieschi ed ora assegnate dagli studiosi all'ancora misterioso “Maestro dell'Accademia Albertina”.
Le ultime due sale ospitano opere della seconda metà dell'Ottocento e del primo Novecento, fra cui, oltre al nucleo di dipinti di Giacomo Grosso, si presenta un importante Paesaggio di Lalla Romano, celebre scrittrice, oltre che sensibile pittrice, generosamente offerto in comodato a ricordo del suo percorso accademico.

I lavori svolti sono stati resi possibili dal contributo economico della Regione Piemonte, dalla supervisione della Soprintendenza ai Beni Artistici, Culturali ed Etnoantropologici del Piemonte e dalla collaborazione dei docenti e del personale dell'Accademia: la Pinacoteca riapre con la fiducia che le opere presenti costituiranno un felice “ritrovamento” o addirittura una “scoperta” per tutti i visitatori che vorranno conoscere il rinnovato museo.

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